Tracey Bates

Conosciamo meglio Tracey Bates, la nuova CEO del Lucas Museum of Narrative Art di Los Angeles.

Tracey Bates, la CEO del Lucas Museum of Narrative Art

Tracey Bates è l’amministratrice delegata del Lucas Museum, ovvero la persona che ne guida la gestione istituzionale, dalla visione strategica alla crescita dei ricavi, dall’esperienza di chi visita allo sviluppo, con il compito di accompagnare il museo nel suo primo anno di apertura. I contenuti artistici restano invece affidati a George Lucas, che ha fondato il museo insieme a Mellody Hobson e ne dirige la parte curatoriale.

In quanto CEO siede anche nel consiglio di amministrazione del museo, come membro di diritto, accanto fra gli altri a Guillermo del Toro, Steven Spielberg e Michael Govan, direttore del LACMA, in un organo presieduto dai due cofondatori che ha quindi un peso molto vicino alla direzione quotidiana dell’istituzione.

Foto di Tracey Bates, CEO del Lucas Museum of Narrative Art (LA)
Tracey Bates, CEO del Lucas Museum of Narrative Art (Los Angeles)

Da dove arriva: la consulenza per i grandi musei

Il percorso di Tracey Bates si è svolto in buona parte nei musei britannici, dove ha lavorato come responsabile dello sviluppo commerciale e dei partner d’impresa al Museo di Storia Naturale di Londra e come manager della divisione commerciale degli Imperial War Museums. Ha guidato inoltre le attività operative di Pip’s Island, un’esperienza teatrale pensata per le famiglie, e ha portato avanti in parallelo una carriera da produttrice teatrale, tanto a New York quanto nel Regno Unito.

Per oltre dieci anni ha poi diretto T&B Consulting, la società di consulenza che ha fondato per affiancare le istituzioni culturali nei momenti di trasformazione. Fra i progetti seguiti figurano le attività commerciali per l’apertura della nuova sede dello Studio Museum in Harlem, l’Open Up Project della Royal Ballet & Opera e il recente sviluppo dei punti vendita della High Line, mentre l’elenco dei clienti annovera il MoMA, la National Gallery, il London Museum, il Royal Collection Trust, la Tate Modern e i Giochi Olimpici estivi di Londra e Parigi.

Come è arrivata a guidare il Lucas Museum

Il suo rapporto con il Lucas Museum comincia nel 2020, quando inizia ad affiancare i fondatori come consulente, contribuendo a definire le basi strategiche del museo, a costruirne la programmazione e ad avviare le iniziative sui ricavi e sul coinvolgimento del pubblico. Mellody Hobson l’ha descritta come una consigliera di fiducia, che ha avuto una parte essenziale nel costruire le fondamenta del museo, e il lavoro di quegli anni spiega probabilmente la continuità con cui è poi passata alla guida dell’istituzione.

La nomina arriva al termine di un periodo di cambiamenti ai vertici. Sandra Jackson-Dumont, prima direttrice e CEO dal gennaio 2020, ha lasciato il museo, e da allora il ruolo di CEO è stato separato da quello di direttore, affidato ad interim a Jim Gianopulos, già alla guida di 20th Century Fox e Paramount, in attesa di una nomina definitiva. Il museo ha presentato ufficialmente Tracey Bates come nuova CEO il 9 luglio 2026, a poco più di due mesi dall’apertura, e interpellata sulle uscite dei mesi precedenti ha sostenuto che la missione, la visione e i valori dell’organizzazione non sono mai cambiati, dal momento che Lucas ha seguito da sempre la parte curatoriale.

Com’è andata l’apertura del 22 settembre 2026

Il museo ha aperto al pubblico il 22 settembre 2026 nell’Exposition Park, e Tracey Bates ha preso la parola al programma d’apertura condotto da Queen Latifah, insieme a Lucas, a Hobson e all’architetto Ma Yansong. Nella dichiarazione diffusa per l’occasione ha ricordato che i fondatori credono nella forza della narrazione per immagini di ispirare intere società e ha aggiunto che «ogni galleria, ogni programma, ogni angolo di questo museo» è stato costruito pensando a chi lo visita.

Alla vigilia dell’apertura ha peraltro spiegato come intende misurare il risultato: il successo del museo, secondo lei, si valuterà nell’arco di generazioni e non il giorno dell’inaugurazione, perché l’istituzione è costruita per durare ben oltre i fondatori e oltre lei stessa. In sostanza, l’obiettivo che indica è un posto stabile nella vita culturale di Los Angeles.

Che rapporto cerca con il quartiere e con il pubblico

Una delle iniziative più legate al suo nome è il pass LM37, che permette a chi abita nel codice postale 90037, dove sorge il museo, di visitare le gallerie gratuitamente. Tracey Bates l’ha motivato ricordando che il cantiere è durato otto anni nel cuore di South Central e che i vicini diretti dovevano poter essere i primi a vedere quello che si stava costruendo nel loro quartiere, a cui si è aggiunta una giornata di anteprima per la comunità il 13 settembre, prima dell’apertura ufficiale.

Nelle lettere che firma per chi segue il museo ha dato spazio anche alla Founding Membership, il programma di adesione che offre accesso prioritario ai biglietti, inviti agli eventi e occasioni per visitare il museo prima degli altri. Il museo, ha scritto, è stato immaginato fin dall’inizio come un luogo accogliente, in cui le persone si incontrano attraverso le storie e scoprono qualcosa di nuovo a ogni visita.

Quale idea di museo porta avanti

La sua convinzione di fondo è che le istituzioni culturali abbiano l’impatto maggiore quando sono insieme ambiziose e accessibili, ovvero quando tengono insieme la qualità del progetto e la possibilità per tutti di farne parte. È l’idea con cui guida il Lucas Museum, la cui missione consiste nel far conoscere il potere della narrazione di unire generazioni e comunità diverse.

In questa chiave ha insistito spesso sul riconoscimento delle forme d’arte popolari, e ha portato l’esempio di Norman Rockwell, oggi venerato ma considerato ai suoi tempi soltanto un illustratore, per spiegare perché il museo mette sullo stesso piano pittura, illustrazione, fumetto e cinema, cioè le immagini che raccontano la vita di tutti i giorni.

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